Informazione italiana

EDITORIALE: Europa e America Latina: vicine nel commercio, lontane nell'informazione.

IPS italiano - Gio, 07/08/2010 - 21:00
ROMA, 9 luglio 2010 (IPS) - Mentre molti dati riguardanti l'economia e il commercio dimostrano l'esistenza di relazioni positive tra Europa e America Latina, che vanno a rafforzare la loro vicinanza storica e culturale, da tempo i media europei dedicano ben poco spazio all'informazione latinoamericana, contribuendo ad allontanare gli interessi dei leader e delle popolazioni del vecchio continente dalle vicende oltreoceano.

Haiti, Msf denuncia la situazione drammatica a distanza di sei mesi dal sisma

Peace Reporter - Gio, 07/08/2010 - 16:00
Medici Senza Frontiere pubblica il rapporto "Emergency response after the Haiti earthquake"

Qatar, Al-Jazeera pronta a riassumere le giornaliste dimissionarie

Peace Reporter - Gio, 07/08/2010 - 15:30
L'emittente araba si mostra disponibile a concedere il rientro in azienda alle conduttrici che protestarono contro le norme d'abbigliamento

Afghanistan, gli attacchi ai rifornimenti Nato mettono in crisi l'economia pachistana

Peace Reporter - Gio, 07/08/2010 - 14:15
Ogni soldato dispiegato in Afghanistan costa un miliardo e duecento milioni all'anno

Norvegia, arrestati tre uomini accusati di essere legati ad al-Qaeda

Peace Reporter - Gio, 07/08/2010 - 13:00
Secondo la polizia di Oslo stavano organizzando un attentato nel Paese

India, sette morti durante lo sciopero indetto dai ribelli maoisti

Peace Reporter - Gio, 07/08/2010 - 11:20
Gli scontri tra i guerriglieri naxaliti e la polizia hanno causato sette morti nei diversi stati

Turchia, il Consiglio d'Europa denuncia: 'troppi minori nelle carceri'

Peace Reporter - Gio, 07/08/2010 - 11:00
Alla fine del 2009 erano 2.500 i minorenni detenuti, di cui solo il 10 per cento effettivamente incriminato

Indonesia, l'organizzazione Muhammadiyah lancia l'Islam cosmopolita

Peace Reporter - Gio, 07/08/2010 - 10:10
Presentato un nuovo manifesto che promuove la cooperazione e il dialogo con l'Occidente

Casa Bianca, toni bassi sull'accordo nucleare Cina-Pakistan

IPS italiano - Mer, 07/07/2010 - 21:00
WASHINGTON, 2 luglio 2010 (IPS) - Durante il meeting del Gruppo dei fornitori nucleari (NSG) di fine giugno in Nuova Zelanda, sono emersi timori sull'accordo per il nucleare che la Cina dovrebbe concludere con il Pakistan. Ma i funzionari del dipartimento di stato americano non hanno preso una posizione netta al riguardo.

L'altra faccia dei Mondiali

IPS italiano - Mar, 07/06/2010 - 21:00
KARACHI, Pakistan, 7 luglio 2010 (IPS) - Mentre l'ex-allenatore della nazionale inglese Fabio Capello protestava per la traiettoria imprevedibile del Jabulani, definito "il peggior pallone" nella storia dei Mondiali, i sindacati dei lavoratori avanzavano lamentele più gravi.

DONNE-ONU: Un'agenzia delle Nazioni Unite per le donne

IPS italiano - Dom, 07/04/2010 - 21:00
NAZIONI UNITE, 5 luglio 2010 (IPS) - La creazione di "UN Women" è un segnale di buon auspicio in vista della prossima sessione dell'Assemblea generale, che si riunirà a settembre per valutare lo stato di avanzamento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), da cui dipende in gran parte il raggiungimento della parità di genere

MYANMAR: Myanmar: scatta la corsa al nucleare con l'appoggio di Pyongyang?

IPS italiano - Dom, 07/04/2010 - 21:00
Equilibri.net, 5 luglio 2010 (Equilibri) (IPS) - Stando a quanto riportato dal network "Democratic Voice of Burma" (Voce Democratica della Birmania), con sede in Norvegia, la giunta militare birmana starebbe provando a sviluppare armi nucleari e missili a lungo raggio con l'assistenza della Corea del Nord.

I collaboratori domestici cominciano a intravedere i loro diritti.

IPS italiano - Gio, 07/01/2010 - 21:00
BUCAREST, 2 luglio 2010 (IPS) - Maria Puscariu, ventisette anni, sta per laurearsi presso un'università belga. La giovane moldava lavora da più di cinque anni come collaboratrice domestica nelle case delle famiglie dell'Europa occidentale, per mantenersi agli studi.

MONDIALI-BRASILE: Poca trasparenza sui prossimi Mondiali 2014

IPS italiano - Mer, 06/30/2010 - 21:00
RIO DE JANEIRO, 1 luglio 2010 (IPS) - I ritardi nei preparativi dei Mondiali di calcio che si svolgeranno in Brasile nel 2014 riportano alla mente gli illeciti nelle gare d'appalto e gli sforamenti di budget dei Giochi panamericani di Rio de Janeiro del 2007.

DONNE-MEDIORIENTE: Al di là delle armi

IPS italiano - Mar, 06/29/2010 - 21:00
RAMALLAH, 30 giugno 2010 (Terraviva*) (IPS) - La maggior parte dei media continua a utilizzare l'immagine di una kamikaze come simbolo della resistenza delle donne palestinesi. Ma al di là di questi casi estremi, queste donne stanno portando avanti una lunga battaglia contro l'occupazione israeliana.

Invitare gli africani al G8 serve solo a "salvare le apparenze"

IPS italiano - Dom, 06/27/2010 - 21:00
CITTÀ DEL CAPO, 28 giugno 2010 (IPS) - La convocazione di sette paesi africani al prossimo G8 che si terrà in Canada, ci si chiede, riflette le preoccupazioni del Gruppo degli otto per la lunga serie di promesse non mantenute a Gleneagles nel 2005, oppure è solo un altro modo per "salvare le apparenze"?

La giustizia climatica può partire da qui. In nome di Madre Terra

A Sud - Ven, 04/23/2010 - 08:03

[di Giuseppe De Marzo su L'Unità 21 Aprile 2010] diario da Cochabamba. Qui si è combattuta e vinta la guerra dell'acqua. Di qui può partire la proposta di istituire un Tribunale Internazionale per i crimini ambientali.

Cochabamba è un caleidoscopio di colori e suoni che riflettono i volti e le parole di decine di migliaia di persone provenienti da più di centotrenta paesi del mondo.

Dieci anni fa questa città aveva vissuto la prima guerra per l'acqua, dopo le privatizzazioni imposte dalla Bm a vantaggio della multinazionale Bechtel, quella dell'ex vice presidente degli Stati Uniti Cheney.

Una guerra che vide un intero popolo ribellarsi per riappropiarsi di un diritto umano fondamentale. Il 10 aprile de 2000, dopo mesi di assedio in città e diversi morti – tra cui un ragazzo di 17 anni, Victor Hugo Daza – la Bechtel venne cacciata ed il governo dell'ex dittatore Banzar costretto a stracciare il contratto per paura di un'insurrezione.

Da quel giorno la “Guerra dell'acqua” di Cochabamba ha ispirato decine di milioni di persone e dato speranza alle migliaia di lotte per la difesa dei beni comuni diffuse in tutto il mondo. Non è un caso che la prima conferenza mondiale dei popoli sui cambiamenti climatici e i diritti della Madre Terra si stia svolgendo proprio qui.

È da questo luogo che prende sostanza politica un nuovo approccio alla crisi ecologica ed economica. Cochabamba risponde al fallimento di Copenaghen ed alla incapacità della governance globale di trovare le risposte e le misure urgenti di cui abbiamo tutti bisogno.

Sono centinaia i gruppi di lavoro autogestiti dove si incontrano attivisti, scienziati, volontari, premi Nobel, intellettuali e politici di tutto il mondo.

La diagnosi per la “nostra malattia”, come dicono i popoli delle Ande, è la stessa ovunque: cambiare il sistema, non il clima. Sono i ghiacciai della Bolivia lo specchio di questa necessità. La mitica montagna Illimani che domina La Paz ha ridotto a vista d'occhio il proprio manto gelato.

Non esiste ancora un reato che sanzioni i crimini ed i delitti climatici che attentano ai diritti della Terra e degli umani. Anche per questo uno dei temi centrali nella discussione di questi giorni è legato alla istituzione di un Tribunale Internazionale sulla Giustizia Climatica, che risponde sia all'esigenza di tipizzazione internazionale dei crimini ambientali che a quella di rafforzare gli impegni dei governi nella riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Giuseppe De Marzo – portavoce associazione A Sud -

22 Aprile 2010: 40 anni dal primo The Earth Day

A Sud - Ven, 04/23/2010 - 08:03

[su Circolo Vegetariano] Il potere finanziario è il vero nemico della terra

Il 1970 arrivava dopo una lunga serie di contestazioni contro le esplosioni di bombe nucleari che facevano cadere su tutto il pianeta le loro scorie radioattive, contro la diffusione planetaria dei pesticidi clorurati persistenti, come il DDT, i cui effetti nocivi erano stati rivelati pochi anni prima dalla biologa americana Rachel Carson; arrivava in un periodo in cui la popolazione mondiale, allora di 3700 milioni di persone, stava aumentando in ragione di cento milioni di persone all’anno e in cui, dopo la fine dell’occupazione coloniale, centinaia di milioni di famiglie, in Asia, in Africa, in America latina, rivendicavano il diritto a migliori condizioni di vita.

Il 1970 era arrivato nel pieno della disastrosa guerra del Vietnam nella quale l’esercito americano aveva impiegato diserbanti tossici per distruggere le foreste e la giungla in cui potevano rifugiarsi i partigiani Vietcong; le città industriali erano afflitte da un traffico congestionato e la loro aria era oscurata dai fumi industriali; il petrolio copriva vaste superfici del mare e gli incidenti industriali provocavano stragi di vite umane.

In quei giorni fu come se si aprissero gli occhi a un gran numero di persone: in un’epoca di grande sviluppo economico gli abitanti dei paesi industrializzati si accorsero improvvisamente che le fumose ciminiere delle fabbriche non segnavano l’avanzata del progresso, ma buttavano nell’atmosfera polveri e sostanze cancerogene e acidi che andavano a finire nei polmoni dei cittadini, nei fiumi, sui boschi. L’automobile, massimo segno del successo tecnologico, appariva improvvisamente un aggeggio che, invece di liberare dai vincoli dello spazio, costringeva a muoversi a pochi chilometri all’ora, tutti in fila, in mezzo a un’atmosfera inquinata da fumi, metalli, veleni. La plastica, trionfo dell’industria chimica sintetica, era un bellissimo materiale che, dopo l’uso, restava indistruttibile e copriva i mari, si fermava sugli argini dei fiumi, svolazzava per i campi coltivati. Il turismo assicurava riposo e divertimento a folle sempre maggiori, a spese della distruzione degli alberi e delle spiagge, riproducendo in riva al mare o nelle valli i rumorosi e inquinati modelli della vita urbana.

Il lavoro nelle fabbriche liberava grandi masse di persone dalla miseria secolare a prezzo di incidenti, avvelenamenti, morti, tanto che alcuni scrissero che “lavorare fa male alla salute”. Il petrolio, i minerali, i prodotti forestali, i raccolti agricoli potevano trasformarsi in merci, in carta, in macchine ed energia, in cibo — beni abbondanti e a basso prezzo — soltanto perché i paesi industriali costringevano i paesi poveri a vendere quasi per niente le loro risorse naturali, lasciandoli con terre desolate, con i fiumi inquinati, con nuovi deserti.

Nella primavera di quarant’anni fa una nuova generazione di giovani, gli stessi delle lotte studentesche e operaie in California, a Parigi, a Berlino, a Milano, misero in luce i lati oscuri del progresso, si accorsero che le Università, i grandi scienziati, il potere economico e politico, avevano tenuto nascosti gli aspetti negativi del “progresso” merceologico; furono scoperte parole magiche e sconosciute come “ecologia”.

Qualcuno ricordò che il nome era stato inventato da un seguace di Darwin, un certo Ernst Haeckel, nel 1866, più di un secolo prima, ma la parola era rimasta sepolta nei laboratori e nelle cattedre universitarie i cui scienziati neanche potevano immaginare che la loro tranquilla e distinta disciplina potesse trasformarsi nella bandiera di una nuova contestazione.

La parola “ecologia” divenne allora domanda di un cambiamento verso un mondo meno violento e più ospitale per gli esseri umani; i sit-in, quelle forme di lezioni all’aperto dei campus delle università americane, riunivano migliaia di studenti e docenti di prestigio, autori di libri che chiedevano una nuova etica di vita nell’ambiente.

Il 22 aprile 1970 fu un evento importante anche in Italia; i movimenti ambientalisti in Italia erano appena nati — Italia Nostra esisteva dal 1955, il WWF era stato fondato pochi anni prima, la Legambiente sarebbe nata dieci anni dopo. La Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche FAST di Milano organizzò alla Fiera di Milano una grande conferenza internazionale i cui atti (”L’uomo e l’ambiente: una inchiesta internazionale”, Milano, Tamburini, 1971), purtroppo ormai una rarità bibliografica, conteneva un inventario delle forme di violenza contro l’ambiente. Amintore Fanfani, che allora era presidente del Senato, creò una commissione “speciale” invitando alcuni studiosi ad informare i senatori sui “problemi dell’ecologia”.

La prima “Giornata della Terra” di quel 22 aprile 1970 rappresentò uno stimolo culturale formidabile: un gran numero di persone — giornalisti e studenti, professori e comuni cittadini — si misero a pensare, a leggere, a scrivere, a parlare di ecologia. I cristiani si ricordarono che San Francesco aveva spiegato che gli esseri umani e gli animali e le parti inanimate della natura, come l’acqua e il fuoco, erano tutti “prossimo”, fratelli da trattare con rispetto e amore. Molti scoprirono che perfino gli austeri padri del comunismo, Marx ed Engels, contemporanei di Liebig, di Darwin, di Haeckel, avevano riconosciuto i legami fra gli esseri umani e la terra e la natura, e avevano avvertito che tali legami venivano rotti dal modo capitalistico di produrre. Alcuni si permisero addirittura di spiegare la fallacia del “Prodotto interno lordo” come indicatore bel benessere e dello sviluppo umano.

In quella lontana “Giornata della Terra” di quarant’anni fa sui muri delle città americane apparve un manifesto in cui era riprodotta la vignetta di un fumetto, allora celebre, Pogo, un opossum umanizzato che, come molti personaggi dei fumetti, ironizzava sul comportamento, nel bene e nel male, degli umani. Pogo guardava un diligente ecologista che gettava per terra un foglio di carta straccia, e Pogo si chinava a raccoglierlo mormorando sconsolato: “Ho scoperto il nemico e il nemico siamo noi”. Anche oggi quante volte si vedono delle degnissime persone, eminenti nella loro professione, che si dichiarano fedeli amici dell’ecologia, ma poi fanno a gara per sfrecciare su ingombranti SUV e per costruire suntuose ville (meglio se abusive) nei boschi e sulla riva del mare.

Che cosa è rimasto di quella voglia di cambiamento, di quell’ondata di speranza?. Nel 1973 la prima crisi petrolifera offrì l’occasione al potere economico e finanziario per spiegare che quelle dell’ecologia era tutte favole, che occorreva energia a basso prezzo, che, in Italia, diecine di centrali nucleari avrebbero permesso di superare la crisi, che occorreva produrre e consumare più automobili, più merci, più plastica, diffusero l’illusione che la tecnica avrebbe risolto tutto. La breve stagione dell’austerità, promossa dalla sinistra nella seconda metà degli anni settanta del Novecento, proponeva di sostituire il consumo della massa delle merci con spese per i servizi, dalla difesa del suolo, all’approvvigionamento idrico e alla depurazione delle fogne, alla ristrutturazione delle città, ma fu ben presto spazzata via.

Quarant’anni di conferenze, di chiacchiere, da Rio de Janeiro a Johannesburg, di promesse di sviluppo sostenibile, e oggi ? La popolazione mondiale è aumentata a quasi 7000 milioni di persone, due miliardi di nuovi consumatori in Asia si affiancano ai due miliardi di abitanti dei paesi già industrializzati affannandosi a bruciare carbone e petrolio, a produrre macchine e merci, a immettere nell’atmosfera gas nocivi e che alterano il clima, a gettare nelle discariche e negli inceneritori, miliardi di tonnellate all’anno di rifiuti, oltre centoventi milioni di tonnellate ogni anno solo in Italia; residui di plastica galleggiano addirittura sugli oceani. Grandi città costiere anche in Italia, spacciata come quarta o quinta o sesta potenza economica mondiale, gettano tranquillamente le acque di fogna non trattate nel mare e nei fiumi.

Molti paesi dell’Africa, dell’America Latina, dell’Asia sono devastati da guerre per lo sfruttamento delle riserve di minerali, di petrolio, per la distruzione delle foreste. Si intensifica la rivoluzione merceologica per cui terre agricole sono impiegate per produrre biocarburanti, la fame di spazio per edifici, centrali, fabbriche, quartieri urbani, svettanti grattacieli simboli del lusso, rendono più fragili le colline e le coste, fanno aumentare frane e alluvioni; l’illusione della felicità implicita nel possesso di cose materiali rende miliardi di persone schiave del potere finanziario che si arricchisce vendendo pezzi di natura, addirittura speculando sul commercio dei gas serra.

Forse bisognerebbe fermarsi e guardarsi intorno, forse bisognerebbe riscoprire l’ecologia e le sue lezioni, forse occorrerebbe trasformare la rituale stanca e svogliata celebrazione annuale della ricorrenza del 22 aprile in una voglia di rilanciare un nuovo rapporto fra gli esseri umani con le risorse naturali, una nuova richiesta di giustizia nella distribuzione dei beni della Terra. Davvero, come diceva Pogo, occorre scoprire che il nemico siamo noi.

Giorgio Nebbia

www.circolovegetarianocalcata.it


BUEN VIVIR: Lancio della edizione latinoamericana a Cochabamba

A Sud - Ven, 04/23/2010 - 08:03

Ieri mattina 17 di aprile è stata presentata a Cochabamba l'edizione latinoamericana del libro "Buen Vivir- per una nuova democrazia della Terra", di Giuseppe De Marzo, già edito in Italia dalla Ed. Ediesse.


Il libro, pubblicato e diffuso in America latina dalla casa editrice boliviana Plural, è stato presentato nell'anfiteatro del Centro Patino, alla presenza di numerosi attivisti provenienti da vari paesi soprattutto latinoamericani.



Giuseppe De Marzo, Bernardo Quiroga (Ed. Plural) e Manuel De La Fuente


La pubblicazione del libro in America Latina rappresenta un'importante occasione per condividere visioni e proposte politiche tra America Latina e Europa, partenda da proposte alternative concrete come appunto il Buen Vivir e la Democrazia della Terra, in via di articolazione in vari paesi del subcontinente americano, come ad esempio in Bolivia grazie alla nuova Costituzione Politica approvata all'inizio di quest'anno.





Giuseppe De Marzo e Susana di Radio Lachiwana


Il libro è stato presentato a Cochabamba in occasione della Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambiamento Climatico e i Diritti della Madre Terra, convocato dal governo boliviano dopo il nulla di fatto di Copenaghen, che si terrà nella città boliviana dal 19 al 22 di aprile.

 

Per informazioni e per acquistare la versione latinoamericana: clicca qui




Condividi contenuti