L'"Honduregnizzazione" italiana
Complottismi interni, opposizioni deboli o troppo oltranziste, premier titubanti e “sotto-premier” che contrattano, ad un anno di distanza è lecito chiedersi se non somigliamo all’Honduras.
E’ un paradosso, un gioco al paragone azzardato trattandosi di un paese, l’Honduras, dove la democrazia è molto fragile e lo si è visto, dove le violenze contro giornalisti, manifestanti, ambientalisti, operatori sociali sono pesanti ed arrivano a conseguenze estreme. Eppure l’Honduras nel giugno 2009 era un paese alla vigilia di un importante referendum su un progetto di revisione costituzionale, soffocato da sempre più pesanti problemi socio-economici, guidato da un presidente, Manuel Zelaya, sempre più accentratore e per questo sempre più antipatico, manovrato da forti lobbies economiche ed istituzionali deluse dell’andamento del paese e del loro ridotto potere e comunque convinte di poter fare ancora di più per alimentare i propri interessi. Nel paese Zelaya era circondato perlopiù da notabili o militari non sempre inclini alla fedeltà. L’opposizione rappresentata dal Partito Liberale che aveva ben poco di liberale, era debole ed inconcludente oppure rappresentata dalle aree più oltranziste e movimentiste prive però di un progetto di governo. C’è un’altra destra, che dovrebbe essere più moderata e che dopo aver rosicchiato Zelaya e Micheletti ha posizionato Porfirio Lobo, uomo duro e puro alla testa del paese.
Vorrei farvi riflettere sul fatto che stiamo parlando di Honduras.
Eppure a moltissimi chilometri di distanza un presidente appariscente ed accentratore sta cadendo vittima dei suoi stessi uomini ed intrallazzi, fra invidie e proteste interne. C’è un’ala, non militare per carità, ma molto militante, in giacca nera ma cravatta verde che si sta incontrando con un “traghettatore” di turno, un Micheletti, tranquillo borghese, candidato a salvatore di un paese altrimenti destinato allo sbando. C’è un opposizione che non riesce a venir fuori dalla sua crisi di identità, non ha candidato credibili e sicuramente non vincerebbe le elezioni anticipate. C’è una tv, una stampa, un’opinione pubblica sempre più controllata da politici ed elite economiche, con pochi uomini confinati con paventati licenziamenti o perdite progressive di credibilità. E poi c’è un futuro candidato elettorale che dovrebbe essere espressione di una destra moderata, paradossalmente, apprezzato anche a sinistra.
Vorrei farvi riflettere sul fatto che stiamo parlando dell’Italia.
E sul fatto che le somiglianze iniziano ad essere tante.

